Erice, un incantevole borgo medievale arrivato integro fino ai giorni nostri, dove il mito, la storia, l’arte e la cultura diventano un tutt’uno con la suggestione dei luoghi e l’ineguagliabile bellezza del paesaggio. Regalando una cascata di emozioni che accompagnano i visitatori in magico viaggio tra fantasia e realtà. Le sue origini sono antichissime.
Secondo la leggenda fu fondata dal mitico Erice, figlio di Venere e di Bute. Si narra anche che Dedalo, fuggendo da Minosse, si rifugiò proprio ad Erice, dove trovò riparo anche Enea, che secondo quanto narrato da Virgilio nella sua Eneide si fermò proprio nelle coste ericine, ospite di re Aceste, per celebrare i giochi del padre Anchise, che sarebbe stato sepolto nei pressi della frazione di Pizzolungo dove oggi sorge una stele in sua memoria. Ma il nome di Erice ha echeggiato per millenni soprattutto per il culto della dea Venere, che fu Iba per i Sicani, Potnia per gli Elimi, Astarte per i Cartaginesi, Toruc per i fenici, Afrodite per i Greci e Venere per i Romani. Sul promontorio dove adesso si trova il maestoso Castello un tempo sorgeva il Tempio di Venere, rinomato nell’antichità in tutto il Mediterraneo. Qui vissero le ierodule, le sacerdotesse della Dea dell’amore. Erice, del resto, è sempre stata accostata all’elemento femminile della fecondità e della bellezza.
L’alta vetta del Monte, avvolta dal silenzio e dalla nebbia, da sempre ha alimentato le credenze dei popoli che man mano si sono susseguiti. Ed ancora oggi, camminando le piccole viuzze acciottolate o per le strade scoscese, si viene avvolti in un’atmosfera surreale, in perfetta armonia con la natura. Un contesto sacro, reso ancora più solenne dai rintocchi delle campane avvolte dalla nebbia e dal continuo “rincorrersi” delle chiese lungo le viuzze del borgo. Dove ancora si narra di storie di preti e di cavalieri, di dame e di diavoli. E riecheggiano i riti che furono del culto della Dea. In un mix di sacro e profano.
La piccola cittadella si trova sulla sommità del Monte Erice, ad un’altezza di 751 metri. Il suo centro storico ha conservato l’antico aspetto medievale. Le strade sono acciottolate mentre le case, tutte costruite con la pietra della montagna, sono dotate di piccoli e incantevoli cortili, tutti fioriti e circondati da piante. Ogni angolo del paese regala poi elementi architettonici, che richiamano diversi stili, da quello Gotico al Barocco fino al Rinascimentale. E per le strade del paese si affacciano tanti negozi e botteghe che offrono ai visitatori i prodotti dell’artigianato locale, ad iniziare dalle ceramiche e dai tappeti tessuti rigorosamente a mano con l’antico telaio. Ma Erice è rinomata in tutto il mondo anche per i suoi dolci, le cui ricette sono tramandate dalla tradizione conventuale. Tra tutti, quelli con le paste di mandorle e le genovesi.
Erice oggi è un’ambita meta turistica, visitata ogni giorno da migliaia di persone provenienti da ogni angolo del globo. Diversi i monumenti da ammirare, ad iniziare dal Castello di Venere, alle Torri del Balio e la Torretta Pepoli. Ed ancora le numerose chiese, tra cui la Matrice, San Giuliano, San Giovanni, San Martino e Sant’Orsola.
Da visitare anche il Museo Cordici, a piazza Umberto, dove vengono conservati anche i reperti archeologici del Tempio di Venere.
Il borgo medievale ericino è uno dei luoghi più suggestivi al mondo, reso ancora più particolare quando la montagna è avvolta dalla nebbia, che i “muntisi” identificano con l’abbraccio della dea Venere.




